Il TER è il Total Expense Ratio, cioè un indicatore dei costi ricorrenti del fondo. Non viene normalmente addebitato come una fattura separata: viene sottratto progressivamente dal patrimonio del fondo e quindi riduce il rendimento che resta all’investitore.
0,20% sembra poco. Ma per 20 anni?
La differenza tra un ETF con TER dello 0,20% e uno con TER dello 0,60% è di 0,40 punti percentuali l’anno. Su un singolo anno può sembrare trascurabile; su capitali crescenti e orizzonti lunghi, l’effetto si accumula.
Esempio puramente matematico: €100.000 che crescono per 20 anni al 7% lordo diventano circa €386.968. Se ipotizziamo un rendimento netto dei costi del 6,8%, diventano circa €373.000; al 6,4%, circa €346.000. Non è una previsione: serve a mostrare l’effetto della capitalizzazione dei costi.
TER non significa costo totale dell’investimento
- commissioni del broker;
- spread denaro-lettera;
- costi di cambio;
- tracking difference rispetto all’indice;
- fiscalità;
- eventuali costi del piano automatico.
Il TER più basso non vince sempre
Due ETF possono seguire indici diversi, avere liquidità differente, replica diversa, domicilio differente o caratteristiche fiscali non equivalenti. Il costo va confrontato solo dopo aver verificato che gli strumenti svolgano davvero la stessa funzione nel portafoglio.
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Gli esempi sono simulazioni matematiche e non rappresentano rendimenti attesi.


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