A cura di Andrea Aidala – RendeChiaro.
I mercati sono chiusi nel weekend, ma l’attenzione degli investitori è già concentrata sulla prossima settimana. Il quadro che emerge dagli ultimi dati è chiaro: l’inflazione statunitense resta elevata, i rendimenti dei Treasury sono vicini alla soglia del 5% e il petrolio continua a viaggiare sopra i 100 dollari. Tutti elementi che aumentano la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Inflazione USA al 3,4%: cresce l’ipotesi di un rialzo Fed
Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentato dello 0,4% su base mensile e del 3,4% su base annua. L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è salita dello 0,3% nel mese e del 2,4% rispetto a un anno prima.
Il dato ha rafforzato la possibilità che la Federal Reserve torni ad alzare i tassi. Secondo le quotazioni di mercato riportate da Reuters, la probabilità implicita di un aumento di 25 punti base alla prossima riunione è salita intorno all’85%.
Il vero problema resta l’energia
A complicare il quadro è soprattutto il petrolio. Il Brent ha superato i 108 dollari al barile durante la settimana, prima di scendere venerdì in area 104 dollari. Restano quindi livelli molto elevati, alimentati dalle tensioni geopolitiche e dai problemi sulle principali rotte energetiche.
Per le banche centrali il rischio è che il rincaro dell’energia si trasferisca nuovamente su trasporti, produzione e beni di consumo, rendendo più difficile riportare stabilmente l’inflazione verso il 2%.
Treasury decennale a un passo dal 5%
Un altro segnale da osservare arriva dal mercato obbligazionario americano. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha toccato un massimo vicino al 4,98%, per poi rientrare intorno al 4,93% dopo la pubblicazione del CPI.
La soglia del 5% è importante perché rendimenti così elevati aumentano il costo del denaro per famiglie e imprese e rendono i titoli obbligazionari più competitivi rispetto alle azioni. Un superamento stabile del 5% potrebbe quindi aumentare la pressione sui listini azionari.
Wall Street rimbalza, ma la prudenza resta
Venerdì gli indici statunitensi hanno comunque reagito positivamente, con rialzi intorno all’1% o superiori. A favorire il recupero sono stati soprattutto il rallentamento del petrolio rispetto ai massimi settimanali e il sollievo per un dato sull’inflazione che, pur elevato, non ha superato le attese in modo esplosivo.
Il rimbalzo non elimina però il tema centrale: tassi più alti e rendimenti obbligazionari elevati possono comprimere le valutazioni azionarie, soprattutto nei settori più sensibili al costo del capitale.
Anche la BCE ha già alzato i tassi
Il problema non riguarda solo gli Stati Uniti. Giovedì la Banca Centrale Europea ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, con un aumento di 25 punti base. La decisione è arrivata in un contesto di nuova pressione inflazionistica nell’area euro, soprattutto per effetto dell’energia.
Per famiglie e imprese europee significa che la fase dei tassi relativamente elevati potrebbe durare più a lungo del previsto.
Cosa significa per risparmiatori e investitori
- Obbligazioni e conti remunerati: tassi elevati possono offrire rendimenti più interessanti, ma sui titoli già in portafoglio un ulteriore rialzo dei rendimenti può causare oscillazioni dei prezzi.
- Azioni: un costo del denaro più alto tende a penalizzare soprattutto le società con valutazioni elevate o molto dipendenti dal finanziamento.
- Mutui e prestiti: nuovi rialzi dei tassi possono mantenere elevato il costo del credito, in particolare per chi ha finanziamenti a tasso variabile.
- Oro: può beneficiare dell’incertezza geopolitica, anche se rendimenti reali elevati rappresentano un possibile freno.
Cosa osservare alla riapertura dei mercati
Alla riapertura di lunedì saranno soprattutto petrolio, rendimenti obbligazionari e aspettative sulla Fed a dettare la direzione. Tre livelli meritano particolare attenzione: Brent sopra 100 dollari, Treasury USA decennale vicino al 5% e probabilità di un rialzo dei tassi Fed ancora molto elevata.
La settimana che sta per iniziare potrebbe quindi essere decisiva per capire se il mercato riuscirà a convivere con un nuovo ciclo di rialzi oppure se tornerà una fase di maggiore volatilità.
L’85% di probabilità non significa certezza
Quando si parla di probabilità implicita di un rialzo Fed, non si tratta di un sondaggio né di una previsione ufficiale della banca centrale. È una stima ricavata dai prezzi dei contratti sui tassi e può cambiare rapidamente con nuovi dati economici o dichiarazioni dei membri della Fed.
Per questo il dato va letto come una fotografia delle aspettative del mercato in quel momento, non come una probabilità certa dell’esito della riunione.
Fonti principali: Reuters, dati CPI USA, mercato Treasury, BCE. Contenuto informativo e non consulenza finanziaria.


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