I mercati sono chiusi nel weekend, ma l’attenzione degli investitori è già concentrata sulla prossima settimana. Il quadro che emerge dagli ultimi dati è chiaro: l’inflazione statunitense resta elevata, i rendimenti dei Treasury sono vicini alla soglia del 5% e il petrolio continua a viaggiare sopra i 100 dollari. Tutti elementi che aumentano la probabilità di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve.
Inflazione USA al 3,4%: cresce l’ipotesi di un rialzo Fed
Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentato dello 0,4% su base mensile e del 3,4% su base annua. L’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è salita dello 0,3% nel mese e del 2,4% rispetto a un anno prima.
Il dato ha rafforzato la possibilità che la Federal Reserve torni ad alzare i tassi. Secondo le quotazioni di mercato riportate da Reuters, la probabilità implicita di un aumento di 25 punti base alla prossima riunione è salita intorno all’85%.
Il vero problema resta l’energia
A complicare il quadro è soprattutto il petrolio. Il Brent ha superato i 108 dollari al barile durante la settimana, prima di scendere venerdì in area 104 dollari. Restano quindi livelli molto elevati, alimentati dalle tensioni geopolitiche e dai problemi sulle principali rotte energetiche.
Per le banche centrali il rischio è che il rincaro dell’energia si trasferisca nuovamente su trasporti, produzione e beni di consumo, rendendo più difficile riportare stabilmente l’inflazione verso il 2%.
Treasury decennale a un passo dal 5%
Un altro segnale da osservare arriva dal mercato obbligazionario americano. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha toccato un massimo vicino al 4,98%, per poi rientrare intorno al 4,93% dopo la pubblicazione del CPI.
La soglia del 5% è importante perché rendimenti così elevati aumentano il costo del denaro per famiglie e imprese e rendono i titoli obbligazionari più competitivi rispetto alle azioni. Un superamento stabile del 5% potrebbe quindi aumentare la pressione sui listini azionari.
Wall Street rimbalza, ma la prudenza resta
Venerdì gli indici statunitensi hanno comunque reagito positivamente, con rialzi intorno all’1% o superiori. A favorire il recupero sono stati soprattutto il rallentamento del petrolio rispetto ai massimi settimanali e il sollievo per un dato sull’inflazione che, pur elevato, non ha superato le attese in modo esplosivo.
Il rimbalzo non elimina però il tema centrale: tassi più alti e rendimenti obbligazionari elevati possono comprimere le valutazioni azionarie, soprattutto nei settori più sensibili al costo del capitale.
Anche la BCE ha già alzato i tassi
Il problema non riguarda solo gli Stati Uniti. Giovedì la Banca Centrale Europea ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, con un aumento di 25 punti base. La decisione è arrivata in un contesto di nuova pressione inflazionistica nell’area euro, soprattutto per effetto dell’energia.
Per famiglie e imprese europee significa che la fase dei tassi relativamente elevati potrebbe durare più a lungo del previsto.
Cosa significa per risparmiatori e investitori
- Obbligazioni e conti remunerati: tassi elevati possono offrire rendimenti più interessanti, ma sui titoli già in portafoglio un ulteriore rialzo dei rendimenti può causare oscillazioni dei prezzi.
- Azioni: un costo del denaro più alto tende a penalizzare soprattutto le società con valutazioni elevate o molto dipendenti dal finanziamento.
- Mutui e prestiti: nuovi rialzi dei tassi possono mantenere elevato il costo del credito, in particolare per chi ha finanziamenti a tasso variabile.
- Oro: può beneficiare dell’incertezza geopolitica, anche se rendimenti reali elevati rappresentano un possibile freno.
Cosa osservare alla riapertura dei mercati
Alla riapertura di lunedì saranno soprattutto petrolio, rendimenti obbligazionari e aspettative sulla Fed a dettare la direzione. Tre livelli meritano particolare attenzione: Brent sopra 100 dollari, Treasury USA decennale vicino al 5% e probabilità di un rialzo dei tassi Fed ancora molto elevata.
La settimana che sta per iniziare potrebbe quindi essere decisiva per capire se il mercato riuscirà a convivere con un nuovo ciclo di rialzi oppure se tornerà una fase di maggiore volatilità.
Fonti principali: Reuters, dati CPI USA, mercato Treasury, BCE. Contenuto informativo e non consulenza finanziaria.


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