È stata una giornata a due facce sui mercati finanziari. Milano e le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo, favorite dalla pausa del petrolio e da un parziale allentamento delle tensioni sui rendimenti obbligazionari. Negli Stati Uniti, invece, la seduta si è fatta più difficile dopo la decisione della Federal Reserve di alzare i tassi di 25 punti base e di segnalare che la stretta monetaria potrebbe non essere terminata.
Milano: FTSE MIB +0,80%
A Piazza Affari il FTSE MIB ha chiuso a 51.969,12 punti, in progresso dello 0,80%. Il listino italiano ha quindi recuperato parte delle perdite delle sedute precedenti, in un contesto in cui la frenata del petrolio ha ridotto temporaneamente i timori di una nuova accelerazione dell’inflazione.
Il tema energetico resta comunque centrale. Prezzi elevati di petrolio e gas significano maggiori costi per imprese e famiglie e possono complicare il lavoro della BCE, perché aumentano il rischio che l’inflazione resti sopra l’obiettivo più a lungo.
Europa: rimbalzo dei listini
La seduta è stata positiva anche nel resto d’Europa. Lo STOXX Europe 600 ha guadagnato circa lo 0,5%, chiudendo a 637,09 punti dopo aver toccato nella seduta precedente i minimi degli ultimi tre mesi.
Il recupero è stato favorito dalla discesa del petrolio e dal calo dei rendimenti obbligazionari rispetto ai massimi recenti. Il Bund tedesco decennale è sceso intorno al 3,50%, dopo aver toccato livelli che non si vedevano dal 2009.
Il quadro, però, resta fragile. La BCE ha già alzato i tassi due volte nel 2026 e gli investitori continuano a interrogarsi sulla possibilità di ulteriori interventi qualora le pressioni energetiche dovessero trasformarsi in inflazione più persistente.
Fed: tassi al 3,75%-4,00%
La notizia principale della giornata è arrivata da Washington. La Federal Reserve ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, portando il tasso di riferimento nella fascia 3,75%-4,00%.
È il primo rialzo dei tassi dal 2023. Ma per i mercati il punto più importante è stato il messaggio sul futuro: la Fed ha lasciato intendere che potrebbe essere necessario un ulteriore irrigidimento della politica monetaria se l’inflazione non mostrerà un rallentamento convincente.
Il presidente della Fed Kevin Warsh ha ribadito che l’obiettivo resta riportare l’inflazione verso il 2% in tempi più rapidi. Il mercato ha interpretato il messaggio come più restrittivo del previsto.
Wall Street chiude in calo
Dopo una reazione inizialmente incerta, Wall Street ha chiuso in territorio negativo. Il Dow Jones ha perso circa l’1,3%, l’S&P 500 lo 0,69% e il Nasdaq lo 0,37%.
Il rialzo dei tassi rende più costoso finanziarsi e aumenta il rendimento offerto dalle obbligazioni. Questo tende a mettere sotto pressione soprattutto i titoli con valutazioni elevate e le società growth, perché una parte importante dei loro utili è attesa negli anni futuri.
Petrolio e geopolitica restano la grande incognita
Il petrolio ha registrato una correzione, ma continua a viaggiare su livelli molto elevati. Le tensioni in Medio Oriente, i problemi alle rotte energetiche e il rischio di nuove interruzioni dell’offerta restano elementi in grado di condizionare rapidamente Borse, obbligazioni e aspettative sui tassi.
Per questo le prossime sedute potrebbero restare volatili: un nuovo rialzo del greggio riaccenderebbe i timori inflazionistici, mentre una stabilizzazione dei prezzi energetici potrebbe offrire maggiore respiro ai mercati.
Cosa aspettarsi domani, giovedì 17 settembre
Domani l’attenzione resterà concentrata sulle banche centrali e sui dati macroeconomici.
- Eurozona: arriveranno i dati definitivi sull’inflazione di agosto. Saranno importanti per capire quanto le pressioni sui prezzi stiano effettivamente rallentando e quanto spazio abbia la BCE nei prossimi mesi.
- Regno Unito: la Bank of England comunicherà la propria decisione sui tassi. Le attese prevalenti sono per un mantenimento del tasso al 3,75%, ma il mercato analizzerà attentamente il tono del comunicato e le indicazioni sul futuro.
- Stati Uniti: nel pomeriggio saranno pubblicate le nuove richieste settimanali di sussidio di disoccupazione, i nuovi cantieri residenziali e l’indice manifatturiero della Federal Reserve di Philadelphia. Saranno i primi dati importanti letti dal mercato dopo il rialzo dei tassi della Fed.
Il punto di RendeChiaro
La seduta del 16 settembre conferma che i mercati sono entrati in una fase delicata. L’Europa ha mostrato capacità di recupero, ma negli Stati Uniti il rialzo dei tassi ha ricordato agli investitori che la battaglia contro l’inflazione non è ancora conclusa.
Domani sarà importante capire se il mercato riuscirà ad assorbire rapidamente la svolta della Fed oppure se il nuovo scenario di tassi più alti più a lungo aprirà una fase di maggiore cautela. Petrolio, rendimenti obbligazionari e dati sull’inflazione resteranno le variabili da seguire con maggiore attenzione.
RendeChiaro – Capisci quanto rende davvero.


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