Per i nuovi assunti del settore privato le regole sul TFR sono cambiate. Dal 1° luglio 2026, in particolare per chi è alla prima assunzione, ci sono 60 giorni per decidere dove destinare il TFR. Non scegliere significa lasciare che scatti il meccanismo automatico. Ma prima di decidere conviene confrontare costi e caratteristiche delle diverse soluzioni.
60 giorni per decidere cosa fare del TFR
Dal 1° luglio 2026 sono cambiate le regole sulla destinazione del TFR per i lavoratori dipendenti del settore privato.
Chi viene assunto per la prima volta ha 60 giorni dalla data di assunzione per scegliere se:
- destinare il TFR a una forma di previdenza complementare;
- mantenere il TFR presso il datore di lavoro, secondo le regole previste dalla normativa.
Se entro i 60 giorni non viene espressa alcuna scelta, scatta invece l’adesione automatica alla previdenza complementare: il TFR maturando viene destinato alla forma pensionistica collettiva individuata secondo il contratto applicato in azienda.
Le regole possono essere diverse per chi ha già avuto precedenti rapporti di lavoro o possiede già una posizione previdenziale complementare alimentata dal TFR. Per questo è importante verificare la propria situazione specifica.
Fondo pensione: scegliere significa anche confrontare
Il punto, quindi, non è soltanto decidere se lasciare il TFR in azienda oppure destinarlo alla previdenza complementare.
Se si sceglie un fondo pensione bisogna capire anche come verranno investiti quei soldi.
Uno stesso fondo può infatti offrire diverse linee di investimento: garantite, obbligazionarie, bilanciate o azionarie. Cambiano il livello di rischio, l’orizzonte temporale e soprattutto i costi.
E sul lungo periodo anche differenze apparentemente piccole nei costi possono incidere in modo significativo sul capitale accumulato.
RendeChiaro ha confrontato 169 linee di investimento
Per rendere questa scelta più semplice e trasparente, RendeChiaro.it ha realizzato un comparatore dei fondi pensione aperti.
Lo strumento permette di confrontare 169 linee di investimento appartenenti a 37 fondi pensione, suddivise per categoria e confrontabili attraverso l’ISC, l’Indicatore Sintetico dei Costi, a 2, 5, 10 e 35 anni.
In pochi secondi è quindi possibile verificare quali linee presentano costi più contenuti all’interno della categoria scelta e confrontare prodotti con caratteristiche più simili.
Attenzione: il fondo meno costoso non è automaticamente il migliore
Il comparatore non serve a indicare automaticamente quale fondo scegliere.
Una linea azionaria, per esempio, non può essere confrontata soltanto sulla base del costo con una linea garantita: hanno caratteristiche e livelli di rischio molto diversi.
Prima di decidere bisogna considerare almeno età, anni che mancano alla pensione, livello di rischio accettabile, costi, eventuali garanzie e contributo del datore di lavoro.
Il comparatore serve proprio a fare il primo passo: rendere visibili i numeri prima di prendere una decisione.
C’è anche il vantaggio fiscale
Dal 2026 è inoltre salito a 5.300 euro l’anno il limite ordinario dei contributi alla previdenza complementare deducibili dal reddito complessivo.
Il TFR conferito al fondo pensione non rientra in questo limite.
Anche questo è un elemento da considerare quando si valuta la previdenza complementare, soprattutto in un progetto di risparmio di lungo periodo.
Prima di scegliere, confronta
Sessanta giorni possono sembrare tanti, ma quando la decisione riguarda una parte della propria pensione futura è meglio non arrivare alla scadenza senza aver fatto i conti.
Con RendeChiaro.it puoi confrontare 169 linee di investimento e partire dai dati per capire quale soluzione approfondire.
Contenuto informativo. Il comparatore non costituisce consulenza finanziaria o previdenziale personalizzata. Costi, rischio, condizioni contrattuali ed eventuale contributo datoriale devono essere valutati in base alla situazione individuale.


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