A cura di Andrea Aidala – RendeChiaro.
La Commissione europea ha aperto due procedure di infrazione che riguardano direttamente il sistema italiano del risparmio e degli investimenti. Una riguarda i PIR, i Piani Individuali di Risparmio; l’altra il trattamento fiscale di alcune obbligazioni italiane detenute da investitori non residenti. Per i risparmiatori italiani, però, oggi non cambia nulla: le norme restano in vigore mentre l’Italia prepara la propria risposta a Bruxelles.
PIR: cosa contesta l’Unione europea
Il primo dossier riguarda i PIR a lungo termine. Per beneficiare del trattamento fiscale agevolato, la normativa italiana richiede che una quota minima del portafoglio sia investita in strumenti emessi da società residenti in Italia oppure nello Spazio economico europeo ma con una stabile organizzazione in Italia.
Secondo la Commissione europea, questo vincolo territoriale può rappresentare una restrizione ingiustificata alla libera circolazione dei capitali, perché rende meno conveniente destinare la stessa quota di investimento a società stabilite in altri Paesi europei senza una presenza italiana.
Cosa succede a chi possiede già un PIR?
Per il momento nulla. L’apertura di una procedura di infrazione non cancella automaticamente la normativa italiana e non modifica da oggi il trattamento fiscale dei PIR.
La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora, cioè il primo passaggio formale della procedura. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere e chiarire la propria posizione oppure intervenire sulle norme contestate. Se la risposta non sarà ritenuta soddisfacente, Bruxelles potrà proseguire con un parere motivato e, nelle fasi successive, con un eventuale ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
La seconda procedura riguarda le obbligazioni italiane
Il secondo fronte riguarda il trattamento fiscale degli interessi e degli altri proventi di obbligazioni societarie italiane e titoli pubblici percepiti da alcuni investitori non residenti.
La normativa italiana prevede, in determinate condizioni, un’esenzione fiscale per investitori non residenti. La Commissione contesta però il fatto che il beneficio sia collegato al deposito dei titoli presso determinati intermediari: residenti in Italia, con stabile organizzazione italiana oppure, in alcuni casi, intermediari esteri che abbiano nominato un rappresentante fiscale in Italia.
Secondo Bruxelles, queste condizioni possono rendere meno competitivi i servizi di custodia offerti da intermediari stabiliti in altri Paesi UE o SEE e quindi limitare la libera prestazione dei servizi.
Chi compra BTP deve preoccuparsi?
No, la procedura non modifica oggi la tassazione ordinaria dei BTP detenuti da un risparmiatore residente in Italia. La contestazione riguarda specificamente le condizioni applicate ad alcuni investitori non residenti e agli intermediari attraverso i quali vengono detenuti i titoli.
Non siamo quindi davanti a un aumento immediato delle tasse sui BTP o sulle obbligazioni possedute dalle famiglie italiane.
Perché la vicenda è importante per il risparmio italiano
Le due procedure toccano un tema più ampio: il rapporto tra gli incentivi fiscali nazionali e il mercato unico europeo. I PIR sono stati costruiti anche per indirizzare una parte del risparmio privato verso le imprese italiane. Bruxelles ritiene però che questo obiettivo debba essere compatibile con la libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione.
Per le obbligazioni, invece, il nodo è evitare che le regole fiscali rendano strutturalmente più conveniente utilizzare un intermediario italiano rispetto a uno stabilito in un altro Paese europeo.
Cosa deve fare adesso il risparmiatore
Per ora la parola chiave è attendere. Non ci sono modifiche immediate ai PIR né alla tassazione ordinaria dei BTP e delle obbligazioni detenute dai risparmiatori italiani.
La notizia da seguire è la risposta che l’Italia presenterà alla Commissione nelle prossime settimane. Se le norme dovessero essere modificate, potrebbe cambiare in futuro il modo in cui vengono costruiti alcuni prodotti di investimento agevolati e il rapporto tra risparmio nazionale e mercato europeo.
RendeChiaro seguirà il dossier e aggiornerà l’articolo quando arriveranno nuovi passaggi ufficiali.


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