Gli agenti di intelligenza artificiale stanno passando dai consigli agli acquisti veri e propri. Ed è proprio nel momento in cui un software può scegliere un prodotto, inserire i dati di pagamento e completare una transazione che le banche iniziano a chiedere regole più chiare. Un gruppo formato da Bank of America, Capital One, NatWest, ING, ASB Bank e Commonwealth Bank of Australia ha pubblicato nuovi principi per rendere più sicuro il cosiddetto agentic commerce.
Quando l’AI non consiglia soltanto, ma compra
Finora chatbot e assistenti digitali sono stati utilizzati soprattutto per cercare informazioni e confrontare prodotti. Il passo successivo è diverso: un agente AI può ricevere un incarico, selezionare un prodotto e arrivare fino al pagamento per conto dell’utente.
Secondo Reuters, le banche coinvolte nel progetto riconoscono il potenziale di questa tecnologia, ma avvertono che la sua evoluzione sta procedendo più velocemente degli standard del settore e delle tutele per i consumatori.
I rischi indicati dalle banche
Il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, ma chi controlla cosa può fare, con quali dati e con quali limiti. Tra i rischi indicati figurano la gestione dei dati delle carte, l’utilizzo di metodi di pagamento con protezioni più deboli, possibili frodi e la difficoltà di stabilire chi sia responsabile quando qualcosa va storto.
- Dati finanziari: un agente potrebbe dover accedere a informazioni sensibili per completare l’acquisto.
- Autorizzazione: deve essere chiaro quali operazioni l’utente abbia effettivamente autorizzato.
- Frodi: agenti, commercianti o identità digitali potrebbero essere imitati o compromessi.
- Responsabilità: se viene acquistato il prodotto sbagliato o parte un pagamento non desiderato, non è sempre evidente a chi rivolgersi.
- Scelta: l’AI non dovrebbe spingere il cliente verso un sistema di pagamento meno protetto senza renderlo evidente.
Cinque principi per rendere più sicuri gli acquisti con l’AI
Nel documento congiunto, le sei banche concentrano l’attenzione su cinque aree: trasparenza, sicurezza, privacy e dati, libertà di scelta e interoperabilità. L’obiettivo è fare in modo che il cliente sappia quando un agente AI interviene nella transazione, mantenga il controllo sul pagamento e possa capire quali dati vengono utilizzati.
Le banche chiedono inoltre maggiore chiarezza sul processo decisionale degli agenti e sistemi capaci di dialogare tra loro senza obbligare consumatori e commercianti a restare legati a una sola piattaforma.
Il fenomeno è già in crescita
Non si tratta soltanto di uno scenario futuro. Reuters riporta che il retailer britannico John Lewis ha visto la quota di ricerche provenienti da agenti AI salire al 2,5%, dallo 0,3% di un anno prima. È ancora una percentuale limitata, ma mostra quanto rapidamente stiano cambiando le modalità con cui le persone arrivano a prodotti e servizi online.
Perché riguarda anche l’Italia
Il documento nasce da un gruppo internazionale di banche e comprende due grandi istituti statunitensi, ma il problema non si ferma agli Stati Uniti. Gli stessi agenti AI possono essere utilizzati da consumatori europei e interagire con carte, conti e sistemi di pagamento disponibili anche in Italia.
Per un consumatore italiano la domanda pratica è semplice: quanto potere vogliamo delegare a un software? Chiedere all’AI di trovare il prezzo migliore è molto diverso dall’autorizzarla a usare una carta o a completare un acquisto autonomamente.
Finché regole e responsabilità non saranno più definite, la prudenza resta utile: controllare le autorizzazioni, evitare di fornire dati di pagamento a servizi poco chiari, verificare sempre il venditore e distinguere tra un assistente che suggerisce e un agente che può spendere realmente denaro.
Il punto
L’agentic commerce potrebbe rendere gli acquisti più veloci e semplici, ma sposta una parte del controllo dal consumatore al software. Le banche non chiedono di fermare questa evoluzione: chiedono che trasparenza, sicurezza e responsabilità crescano alla stessa velocità della tecnologia. Ed è probabilmente questo il nodo che determinerà quanto rapidamente affideremo all’AI non soltanto la ricerca di un prodotto, ma anche il nostro portafoglio.
Fonti: Reuters, 22 settembre 2026; NatWest Group, “Global banks collaborate on principles for trusted agentic commerce”, 22 settembre 2026.


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