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Gasolio, niente accise mobili: finisce lo sconto ma il prezzo sale. Cosa sta succedendo

Gasolio: finisce lo sconto fiscale, accise in aumento e prezzi alla pompa quasi fermi

IN BREVE

Finisce lo sconto sul gasolio e le accise mobili non scattano: quanto stanno salendo davvero i prezzi e quanto cambia il costo di un pieno.

Lo sconto fiscale sul gasolio è terminato e le accise mobili, almeno per ora, non sono scattate. L’aumento fiscale teorico vale 6,1 centesimi al litro considerando anche l’Iva. Ma nella prima rilevazione del 6 ottobre il diesel è salito in media di appena 2 millesimi al litro. RendeChiaro aveva promesso di fare i conti: vediamo cosa sta succedendo davvero.

Due giorni fa avevamo scritto, nell’articolo Gasolio, domani ultimo giorno con lo sconto: dal 6 ottobre cambiano le accise, che il vero test sarebbe arrivato martedì 6 ottobre.

Quel giorno è arrivato e ora abbiamo i primi numeri.

Alla mezzanotte è terminato lo sconto fiscale sul gasolio in vigore fino al 5 ottobre. Allo stesso tempo non è stato pubblicato il decreto interministeriale Mase-Mef necessario per utilizzare l’extragettito Iva e attivare una nuova riduzione attraverso il meccanismo delle cosiddette accise mobili.

Questo significa che il gasolio torna all’aliquota ordinaria di accisa.

Quanto aumenta realmente l’accisa

Dal 26 settembre al 5 ottobre l’accisa sul gasolio era stata ridotta a 622,90 euro per mille litri.

Terminata la misura, si ritorna a 672,90 euro per mille litri. La differenza fiscale è quindi di 5 centesimi al litro, che diventano circa 6,1 centesimi considerando anche l’Iva.

In teoria, quindi, se tutto l’aumento fiscale fosse trasferito immediatamente sul prezzo finale, un pieno da 50 litri potrebbe costare circa:

50 × 0,061 = 3,05 euro in più.

Ma stamattina non è successo questo.

I prezzi del 6 ottobre: il diesel sale appena

Secondo i dati diffusi dal Mimit questa mattina, il prezzo medio nazionale self service sulla rete stradale è:

  • benzina: 2,043 euro/litro
  • gasolio: 2,244 euro/litro

Ieri erano rispettivamente 2,048 euro per la benzina e 2,242 euro per il diesel.

Quindi, almeno nella prima fotografia della giornata:

  • benzina: -0,5 centesimi/litro
  • diesel: +0,2 centesimi/litro

È un risultato molto diverso dai 6,1 centesimi teorici legati alla fine dell’agevolazione.

Il conto RendeChiaro: quanto costa oggi un pieno

Prendiamo il diesel.

Ieri: 2,242 × 50 litri = 112,10 euro

Oggi: 2,244 × 50 litri = 112,20 euro

Differenza effettiva nella media nazionale rilevata questa mattina: 10 centesimi su un pieno da 50 litri.

Se invece l’intero effetto fiscale di 6,1 centesimi venisse trasferito sul prezzo finale, l’aumento sarebbe di circa 3,05 euro sullo stesso pieno.

Sono quindi due numeri molto diversi. Ed è proprio qui che bisogna evitare una conclusione affrettata.

Significa che l’aumento delle accise non arriverà?

No.

La rilevazione del Mimit è una fotografia dei prezzi comunicati dai distributori e il mercato non necessariamente trasferisce una variazione fiscale nello stesso istante e nella stessa misura su ogni impianto.

Inoltre nelle ultime settimane diverse compagnie hanno introdotto tetti e iniziative commerciali sui prezzi, creando una pressione al ribasso che può temporaneamente compensare una parte delle variazioni fiscali.

Per capire quanto della maggiore accisa finirà realmente nelle tasche degli automobilisti bisognerà quindi guardare le rilevazioni dei prossimi giorni.

Eni: il tetto del diesel sale

Un segnale, però, è già arrivato.

Eni aveva fissato dal 28 settembre un price cap di 2,19 euro al litro per il diesel e 1,99 euro per la benzina, precisando fin dall’inizio che il tetto era collegato all’agevolazione fiscale sulle accise.

Con la fine dello sconto fiscale, il tetto sul diesel viene portato a 2,25 euro al litro, secondo gli aggiornamenti diffusi questa mattina.

La differenza è praticamente quella che ci aspettavamo:

2,19 → 2,25 euro = circa 6 centesimi al litro.

Su 50 litri significa:

  • 109,50 euro prima
  • 112,50 euro con il nuovo tetto

cioè circa 3 euro in più a pieno.

Le accise mobili: cosa non è successo

Nei giorni scorsi si era parlato del passaggio dalle riduzioni fissate per decreto al meccanismo delle accise mobili.

Il principio è semplice: quando l’aumento del petrolio genera maggiori entrate Iva per lo Stato, una parte di quell’extragettito può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise.

Perché questo avvenga serve però un provvedimento.

Al momento della scadenza dello sconto del 5 ottobre il nuovo decreto non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Di conseguenza, dal 6 ottobre lo sconto predeterminato è terminato senza una nuova compensazione immediata.

Quanto può pesare in un anno

Riprendiamo l’esempio utilizzato da RendeChiaro nell’articolo del 4 ottobre.

Un automobilista percorre 15.000 km l’anno con un’auto diesel che consuma mediamente 5,5 litri ogni 100 km.

Consumo annuale: 15.000 × 5,5 / 100 = 825 litri

Se una differenza di 6,1 centesimi al litro rimanesse integralmente per un anno: 825 × 0,061 = circa 50 euro.

Non è una previsione: i prezzi dei carburanti cambiano continuamente.

Serve però a capire l’ordine di grandezza. Sei centesimi sembrano pochi alla pompa, ma moltiplicati per centinaia di litri diventano una spesa reale.

Quindi oggi conviene ancora cercare i distributori con il price cap?

Sì, ma bisogna guardare il prezzo effettivamente esposto.

La media nazionale del diesel resta oggi a 2,244 euro al litro, mentre tra compagnie e singoli distributori possono esserci differenze importanti.

  • 5 centesimi di differenza valgono 2,50 euro
  • 10 centesimi valgono 5 euro
  • 15 centesimi valgono 7,50 euro

Per chi percorre molti chilometri, confrontare due o tre distributori della propria zona continua quindi ad avere più senso che concentrarsi soltanto sul valore delle accise.

RendeChiaro: cosa controlliamo adesso

La notizia di oggi non è soltanto che lo sconto è terminato.

La parte interessante è capire quanto della maggiore tassazione arriverà realmente alla pompa.

Questa mattina la media nazionale del gasolio è salita soltanto di 2 millesimi al litro, ma alcuni operatori stanno già adeguando i propri tetti di prezzo.

Per questo continueremo a confrontare tre numeri: accisa, prezzo medio nazionale e prezzo effettivamente praticato dalle compagnie.

È il confronto tra questi tre valori — non il singolo annuncio — a dirci quanto pagheremo davvero.

Dati aggiornati al 6 ottobre 2026.

a cura di Andrea Aidala

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