Il Tesoro ha collocato 8 miliardi di euro di BOT a 12 mesi con il rendimento più alto da luglio 2024. Ma il 3,175% è lordo: dopo tasse e costi, quanto rimane davvero al risparmiatore? Facciamo i conti e vediamo quale tasso dovrebbe offrire un conto deposito per batterlo.
I BOT tornano a offrire rendimenti superiori al 3%.
Nell’asta del 9 ottobre il Tesoro ha collocato 8 miliardi di euro di Buoni Ordinari del Tesoro a 12 mesi, con scadenza il 14 ottobre 2027. Il rendimento medio ponderato è salito al 3,175% lordo, 21 punti base in più rispetto all’asta di settembre, quando era stato del 2,967%. È il livello più elevato da luglio 2024.
La domanda è stata decisamente superiore all’offerta: gli investitori hanno richiesto circa 11,52 miliardi di euro, contro gli 8 miliardi disponibili, per un rapporto di copertura di 1,44.
Ma per il piccolo risparmiatore il dato importante non è soltanto il 3,175%.
La vera domanda è: quanto rimane davvero in tasca investendo 10.000 euro?
Come funziona questo BOT
Il nuovo titolo ha codice ISIN IT0005735094, parte il 14 ottobre 2026 e scade esattamente un anno dopo, il 14 ottobre 2027.
A differenza di un BTP, il BOT non paga cedole. Il rendimento deriva dal fatto che viene acquistato sotto 100 e alla scadenza viene rimborsato a 100.
Il prezzo medio dell’asta è stato infatti 96,881 euro ogni 100 euro di valore nominale. In termini molto semplici, si paga meno oggi per ricevere 100 alla scadenza.
Quanto rende un BOT da 10.000 euro
Prendiamo come esempio 10.000 euro di valore nominale.
Al prezzo medio d’asta di 96,881, il controvalore lordo del titolo è 9.688,10 euro. Alla scadenza lo Stato restituisce 10.000 euro.
La differenza lorda è quindi 311,90 euro.
Sui rendimenti dei titoli di Stato italiani si applica una tassazione agevolata del 12,5%. La ritenuta corrisponde a circa 38,99 euro.
Il guadagno dopo la tassazione scende quindi a circa 273 euro netti, prima di considerare eventuali commissioni e l’imposta di bollo sul dossier titoli.
I dati tecnici dell’asta indicano infatti un rendimento netto del 2,768%.
| BOT nominale | Valore |
|---|---|
| Valore nominale | 10.000 € |
| Prezzo d’asta | 96,881 |
| Controvalore lordo | 9.688,10 € |
| Guadagno lordo a scadenza | 311,90 € |
| Tassazione 12,5% | circa 38,99 € |
| Guadagno dopo le imposte | circa 273 € |
| Rendimento netto ufficiale | 2,768% |
Le commissioni possono togliere altri 15 euro
Per i BOT annuali le commissioni applicate dall’intermediario possono incidere ulteriormente.
Nell’ipotesi delle commissioni massime dello 0,15% utilizzata nei calcoli tecnici dell’asta, il rendimento netto minimo scenderebbe dal 2,768% al 2,612%.
Su 10.000 euro nominali significa circa altri 15 euro di costo. Il guadagno effettivo dell’esempio scenderebbe così indicativamente da 273 a circa 258 euro, prima dell’eventuale imposta di bollo sul dossier titoli.
Le commissioni reali dipendono naturalmente dalla banca o dall’intermediario utilizzato.
BOT o conto deposito: quale conviene?
Ed eccoci al confronto più interessante.
Il BOT gode di un vantaggio fiscale importante: i rendimenti dei titoli di Stato sono tassati al 12,5%. Sugli interessi di un normale conto deposito si applica invece generalmente un’imposta del 26%.
Questo significa che non basta confrontare i due tassi lordi.
Prendiamo il rendimento netto del BOT dell’asta: 2,768%. Per ottenere lo stesso rendimento netto con un conto deposito, tassato al 26%, servirebbe indicativamente un tasso lordo di circa 3,74%.
Infatti: 3,74% × 74% ≈ 2,77% netto.
Questa diventa una soglia molto utile per confrontare le offerte.
Un conto deposito a 12 mesi che offre, per esempio, il 3% lordo produrrebbe dopo il 26% di tassazione circa il 2,22% netto. Al 3,5% lordo si arriverebbe a circa il 2,59% netto.
Per avvicinarsi al BOT servirebbe quindi un’offerta nell’area del 3,7-3,8% lordo, salvo differenze nei costi e nell’imposta di bollo.
Il confronto non finisce però con il rendimento
Dire semplicemente “BOT migliore” o “conto deposito migliore” sarebbe sbagliato. Dipende da cosa cerca il risparmiatore.
Il BOT ha una scadenza precisa e, se si ha bisogno dei soldi prima, può essere venduto sul mercato. Ma il prezzo di vendita potrebbe essere superiore oppure inferiore a quello pagato.
Un conto deposito svincolabile, invece, può consentire di recuperare il capitale prima della scadenza, anche se spesso rinunciando a parte degli interessi. Con un deposito vincolato le condizioni possono essere invece più rigide.
C’è poi la garanzia: i depositi bancari sono tutelati dai relativi sistemi di garanzia fino ai limiti previsti dalla normativa, mentre il BOT è un debito direttamente emesso dallo Stato italiano.
Sono quindi strumenti diversi, nonostante entrambi vengano normalmente utilizzati per la parte più prudente del risparmio.
Attenzione: l’asta è già terminata
Il 3,175% è il rendimento ottenuto nell’asta del 9 ottobre, che è ormai conclusa.
Chi acquisterà il BOT successivamente sul mercato secondario lo comprerà al prezzo disponibile in quel momento. Se il prezzo salirà, il rendimento sarà più basso. Se il prezzo scenderà, il rendimento sarà più alto.
Quindi il 3,175% non deve essere interpretato come un rendimento garantito per chiunque acquisti il titolo nei prossimi giorni.
Perché il rendimento è tornato sopra il 3%
Il nuovo BOT rende sensibilmente più di quello collocato a settembre: dal 2,967% al 3,175% in appena un mese.
È un movimento che riflette il rialzo dei rendimenti a breve termine in una fase in cui i mercati stanno nuovamente facendo i conti con inflazione, petrolio caro e aspettative sui tassi d’interesse.
Per chi ha liquidità ferma sul conto, significa però una cosa molto concreta: gli strumenti a breve termine sono tornati a offrire rendimenti che meritano di essere confrontati.
La lettura di RendeChiaro
Il BOT al 3,175% torna interessante, soprattutto grazie alla tassazione agevolata.
Con 10.000 euro nominali, il guadagno dopo le imposte è nell’ordine dei 273 euro in un anno, che può scendere verso 258 euro ipotizzando le commissioni massime considerate nei calcoli dell’asta.
Non è un rendimento spettacolare. Ma per un investimento della durata di appena dodici mesi è abbastanza elevato da mettere nuovamente i BOT in concorrenza diretta con i conti deposito.
La regola pratica da ricordare è questa: un conto deposito a 12 mesi deve offrire all’incirca il 3,7-3,8% lordo per competere, sul solo rendimento dopo la tassazione, con il BOT dell’ultima asta.
Poi la scelta dipende da liquidità, costi, possibilità di svincolo e momento in cui si acquista.
Ed è qui che il confronto diventa davvero utile: non chiedersi semplicemente “quanto rende?”, ma “quanto mi rimane davvero in tasca?”
a cura di Andrea Aidala
Fonti principali: risultati asta BOT del 9 ottobre 2026; Banca d’Italia/MEF; Borsa Italiana-Radiocor; ASSIOM FOREX.


Lascia un commento