La Banca d’Italia ha richiamato l’attenzione sul rischio che l’Italia non riesca a uscire nei tempi previsti dalla procedura europea per deficit eccessivo. La questione riguarda la tenuta dei conti pubblici, ma anche lo spazio per finanziare agevolazioni fiscali, pensioni e sostegni alle famiglie.
Il deficit scende nel 2026, poi potrebbe risalire
Nello scenario programmatico esaminato nell’audizione del 12 ottobre 2026, il deficit/PIL è previsto al 2,9% nel 2026, al 3,4% nel 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Sono previsioni, non risultati definitivi.
Il ritorno sopra il 3% dopo il 2026 potrebbe complicare la valutazione europea del percorso di rientro. Non equivale però a una decisione già presa di mantenere l’Italia nella procedura.
Deficit e debito pubblico: non sono la stessa cosa
Il deficit è il saldo negativo fra entrate e uscite pubbliche di un anno. Il debito è invece l’ammontare accumulato nel tempo. Un deficit del 3,4% del PIL significa che il disavanzo annuale equivale a 3,40 euro ogni 100 euro di prodotto interno lordo, non che ogni cittadino debba pagare 3,40 euro.
Abbiamo già spiegato il peso del debito nell’articolo Allarme debito pubblico: 54.400 euro sulle spalle di ogni italiano.
Perché i conti potrebbero peggiorare
Il quadro del Governo tiene conto anche di maggiori esigenze di spesa per energia e difesa. Le regole europee prevedono specifiche forme di flessibilità, ma il loro utilizzo non garantisce automaticamente la chiusura della procedura: conteranno le valutazioni delle istituzioni UE e i risultati effettivi.
Tasse: arriveranno aumenti?
No, non esiste alcun aumento automatico di IRPEF, IVA o altre imposte legato al superamento del 3%. Se fosse necessario migliorare il saldo, il Governo potrebbe intervenire su entrate o spese, ma oggi non è corretto presentare come decisi nuovi prelievi fiscali. Un vincolo più stretto sui conti può però ridurre le risorse disponibili per nuovi sgravi.
Pensioni: ci saranno tagli?
La procedura europea non impone automaticamente tagli agli assegni pensionistici. Può tuttavia rendere più difficile finanziare nuove misure previdenziali, aumenti aggiuntivi o forme di flessibilità in uscita. Eventuali modifiche richiederebbero provvedimenti specifici.
Famiglie, bollette e servizi: quali effetti concreti?
Per una famiglia con un mutuo, figli e bollette da pagare, il passaggio del deficit dal 2,9% al 3,4% non modifica direttamente il bilancio domestico. Gli effetti potrebbero arrivare indirettamente dalle future scelte su bonus energia, detrazioni, servizi pubblici e sostegni al reddito.
E per chi investe in BTP?
La sostenibilità dei conti pubblici è uno degli elementi osservati dai mercati. Se aumentano i rendimenti richiesti sui nuovi titoli di Stato, il prezzo di mercato dei BTP a tasso fisso già emessi tende a scendere. Chi vende prima della scadenza può quindi subire oscillazioni; chi mantiene il titolo fino al rimborso resta comunque esposto al rischio dell’emittente.
La Manovra 2027 sarà un passaggio decisivo
La discussione sulla legge di bilancio dovrà chiarire come conciliare gli interventi programmati con il percorso europeo di correzione dei conti. La valutazione definitiva dipenderà anche dai dati effettivi del 2026 e dalle decisioni delle istituzioni europee.
Cosa significa davvero per gli italiani
Il rischio segnalato dalla Banca d’Italia merita attenzione, ma non giustifica allarmi su tasse o pensioni già decisi. La domanda utile è quante risorse rimarranno disponibili per sostenere famiglie, lavoro e crescita senza compromettere la stabilità dei conti pubblici.
Fonti
Banca d’Italia, audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica 2026; Senato della Repubblica, dossier sulla procedura per disavanzi eccessivi.
a cura di Andrea Aidala


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