Dal 1° gennaio 2027 cambiano i coefficienti di calcolo delle pensioni: a 67 anni la riduzione sarà dell’1,68% sulla quota contributiva, a parità di montante e di età di uscita. Per alcuni lavoratori la differenza può raggiungere migliaia di euro nell’arco della pensione. Ecco i calcoli e chi sarà interessato.
In breve
- Dal 2027 i nuovi coefficienti di trasformazione saranno più bassi.
- A 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%.
- Con 300.000 euro di contributi accumulati, la differenza sarà di 282 euro lordi all’anno.
- Le pensioni già in pagamento non subiranno questa riduzione.
- Nel 2027 aumenterà anche di un mese il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia.
Pensioni più basse dal 2027: cosa ha deciso il Ministero
Per chi si prepara ad andare in pensione arriva una novità che potrebbe pesare sul reddito futuro. Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 che aggiorna, dal 1° gennaio 2027, i coefficienti di trasformazione del montante contributivo.
Questi coefficienti sono le percentuali che convertono i contributi accumulati durante la vita lavorativa nell’assegno pensionistico annuo. I nuovi valori sono inferiori a quelli in vigore nel 2025-2026.
Il risultato: a parità di contributi accumulati e di età pensionabile, chi andrà in pensione dal 2027 riceverà una componente contributiva dell’assegno inferiore rispetto a chi si pensiona nel 2026. Non è un taglio generalizzato delle pensioni esistenti: è un cambiamento delle regole di calcolo per i nuovi pensionamenti.
Quanto si riduce la pensione nel 2027?
Prendiamo come riferimento un lavoratore che si pensiona a 67 anni. Il coefficiente passa dal 5,608% al 5,514%, con una riduzione relativa dell’1,68%.
| Anno | Coefficiente a 67 anni |
|---|---|
| 2026 | 5,608% |
| 2027 | 5,514% |
| Riduzione relativa | −1,68% |
La differenza può sembrare contenuta, ma riguarda un reddito percepito per molti anni. I nuovi coefficienti si riducono per tutte le età considerate dalla tabella ministeriale, da 57 a 71 anni.
Le simulazioni: quanti soldi si perdono realmente?
Abbiamo confrontato tre lavoratori con montanti contributivi differenti, ipotizzando per tutti il pensionamento a 67 anni. Gli importi sono lordi e riferiti esclusivamente alla componente contributiva.
| Montante contributivo | Pensione annua 2026 | Pensione annua 2027 | Differenza annua |
|---|---|---|---|
| 200.000 € | 11.216 € | 11.028 € | −188 € |
| 300.000 € | 16.824 € | 16.542 € | −282 € |
| 500.000 € | 28.040 € | 27.570 € | −470 € |
Nota metodologica: confronto a parità di montante ed età di pensionamento, per isolare l’effetto dei coefficienti. Non è la previsione dell’assegno individuale nel 2027.
Su 13 mensilità, la differenza equivale rispettivamente a circa 14,46 euro, 21,69 euro e 36,15 euro lordi al mese. Ma quanto valgono queste differenze nell’intera vita da pensionato?
Fino a 12.000 euro in meno nell’arco della pensione?
La perdita diventa più significativa quando viene considerata su un periodo lungo:
| Montante contributivo | Perdita in 20 anni | Perdita in 25 anni |
|---|---|---|
| 200.000 € | 3.760 € | 4.700 € |
| 300.000 € | 5.640 € | 7.050 € |
| 500.000 € | 9.400 € | 11.750 € |
Con un montante contributivo di 500.000 euro, la differenza teorica accumulata in 25 anni raggiungerebbe 11.750 euro lordi. È così che si possono ottenere importi vicini ai 12.000 euro citati nei titoli dei giornali.
Attenzione: non significa che ogni lavoratore perderà questa cifra. Le somme dipendono dal montante, dall’età e dalla durata effettiva della pensione. Sono simulazioni a importi costanti: non includono rivalutazioni, imposte o altre variazioni nel tempo.
Chi subirà la riduzione e chi invece no?
- Chi andrà in pensione con il sistema interamente contributivo: l’effetto riguarda tutto il montante utilizzato per calcolare l’assegno.
- Chi rientra nel sistema misto: la riduzione interessa la componente contributiva, non quella calcolata con il metodo retributivo.
- Chi è già pensionato: l’assegno in pagamento non viene ricalcolato al ribasso a causa dei nuovi coefficienti.
Non solo assegni più bassi: dal 2027 si andrà in pensione più tardi
C’è anche una seconda novità. Secondo i requisiti pubblicati dall’INPS, l’età ordinaria per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese nel 2027 e a 67 anni e tre mesi nel 2028. Per specifiche categorie, come alcuni lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, sono previste esenzioni.
Lavorare più a lungo può aumentare i contributi accumulati e modificare il coefficiente applicato in base all’età effettiva di uscita, compensando in parte o persino interamente l’effetto della revisione. Non significa che ogni lavoratore percepirà in assoluto meno euro rispetto alla pensione maturata un anno prima. Resta però vero che, con lo stesso montante e alla stessa età, le nuove regole riconoscono una quota contributiva più bassa.
Perché si parla anche di aumenti delle pensioni nel 2027?
Non c’è contraddizione: la rivalutazione degli assegni già erogati, finalizzata a recuperare il potere d’acquisto, e i coefficienti usati per calcolare le nuove pensioni sono due meccanismi diversi.
Per approfondire: Pensioni 2027, aumenti in arrivo? Quanto potrebbero salire gli assegni da 1.000, 1.500 e 2.000 euro.
Come proteggere il proprio reddito futuro?
Le nuove regole ricordano l’importanza di pianificare in anticipo il reddito disponibile durante la pensione. Tra gli strumenti da valutare c’è la previdenza complementare: i fondi pensione possono aiutare a costruire nel tempo un capitale o una rendita integrativa, ma non cancellano la riduzione dei coefficienti INPS e comportano costi, vincoli e rischi d’investimento.
Prima di scegliere è utile confrontare le spese, le linee di investimento, il rischio e l’orizzonte temporale. RendeChiaro mette a disposizione un comparatore gratuito basato sui costi ISC dei fondi pensione aperti.
Cosa conviene fare se si andrà in pensione nel 2027?
Prima di decidere se anticipare o rinviare il pensionamento è utile consultare l’estratto conto contributivo INPS, verificare quale quota sarà calcolata con il metodo contributivo e utilizzare gli strumenti di simulazione dell’Istituto. Rinviare l’uscita può portare altri contributi e una pensione annua diversa, ma significa anche rinunciare ad alcune mensilità: per valutare la convenienza occorre considerare tutti questi fattori.
La conclusione di RendeChiaro
La riduzione dei coefficienti dal 2027 è ufficiale e avrà effetti economici sui nuovi assegni calcolati con il sistema contributivo. Nelle simulazioni la perdita mensile è contenuta, ma su venti o venticinque anni può sommarsi fino a migliaia di euro.
Il punto non è fermarsi alla percentuale della riduzione: è capire quanto denaro si riceverà realmente nell’arco del pensionamento. Conoscere il proprio montante contributivo e valutare con anticipo le alternative aiuta a pianificare meglio.
Fonti: Ministero del Lavoro, decreto direttoriale 16 ottobre 2026; comunicato del 20 ottobre 2026; INPS, aggiornamento requisiti 2027-2028. Elaborazioni RendeChiaro.it a scopo informativo, non consulenza previdenziale individuale.
a cura di Andrea Aidala


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