Milano e le principali Borse europee chiudono settembre in calo, mentre Wall Street perde slancio nel finale nonostante un dato sull’inflazione USA più morbido delle attese. Rendimenti obbligazionari e petrolio restano i due osservati speciali in vista della prima seduta di ottobre.
Questa mattina avevamo indicato inflazione e lavoro USA come i principali test della giornata nel nostro report di apertura del 30 settembre. A mercati chiusi, il quadro è diventato più chiaro: i dati americani hanno inizialmente sostenuto le azioni, ma il nuovo rialzo dei rendimenti dei Treasury ha frenato il listino nel finale.
Piazza Affari chiude a -0,84%
Il FTSE MIB ha terminato la seduta a 51.371,98 punti, in calo dello 0,84%. La seduta italiana è stata appesantita dal rialzo dei rendimenti obbligazionari e dal petrolio ancora forte.
In Italia è arrivato anche un dato importante sui prezzi: secondo le stime preliminari dell’Istat, a settembre l’inflazione armonizzata è salita al 4,1% annuo, dal 3,2% precedente. L’indice nazionale NIC è salito invece del 4,2% su base annua.
Europa tutta in rosso
La debolezza ha coinvolto le principali piazze europee. Lo STOXX Europe 600 ha perso circa lo 0,5%, mentre Parigi ha ceduto circa lo 0,8%, Francoforte lo 0,79% e Londra lo 0,29%.
Settembre si chiude così con il primo calo mensile dello STOXX 600 dopo sei mesi: circa -2,5% nel mese e -1% nel trimestre. A pesare sono soprattutto il rialzo del petrolio, i rendimenti dei titoli di Stato e l’incertezza sulle prossime mosse delle banche centrali.
Wall Street: inflazione più morbida, ma i rendimenti frenano il finale
Negli Stati Uniti la seduta era partita meglio dopo il dato sull’inflazione PCE. Ad agosto l’indice è salito del 3,4% su base annua, meno del 3,7% atteso dagli economisti. Anche il PIL americano del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al +2,2% annualizzato, mentre il settore privato ha creato 90.000 posti di lavoro a settembre.
La lettura più morbida dell’inflazione ha ridotto le aspettative di un nuovo rialzo dei tassi della Federal Reserve a ottobre. Nel finale, però, il nuovo aumento dei rendimenti a lunga scadenza ha cambiato il tono della seduta.
Alla chiusura il Dow Jones ha perso circa lo 0,9%, l’S&P 500 lo 0,3%, mentre il Nasdaq ha conservato un +0,2%. Il rendimento del Treasury decennale è tornato intorno al 5,29%.
Il nodo resta tra petrolio, inflazione e tassi
Il mercato continua quindi a muoversi intorno a tre variabili: petrolio, inflazione e rendimenti obbligazionari. Prezzi energetici elevati possono rallentare la discesa dell’inflazione; rendimenti più alti aumentano il costo del credito e rendono più difficile la valutazione dei titoli azionari; ogni nuovo dato macro può infine cambiare le aspettative sulle decisioni di Fed e BCE.
Cosa guardare domani, 1° ottobre
La prima seduta del nuovo trimestre sarà ricca di appuntamenti. In Europa arriveranno i PMI manifatturieri di settembre e nuovi dati sul mercato del lavoro. Negli Stati Uniti l’attenzione sarà sulle richieste settimanali di sussidio di disoccupazione e soprattutto sull’ISM manifatturiero, previsto alle 16:00 italiane.
Per capire il tono con cui partirà ottobre non basterà osservare la direzione degli indici. Il segnale più importante potrebbe arrivare ancora una volta dal mercato obbligazionario: se i rendimenti continueranno a salire, le Borse potrebbero restare sotto pressione anche in presenza di dati economici discreti.


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