A cura di Andrea Aidala | Aggiornato al 2 novembre 2026
Comprare un prodotto da 10 o 20 euro su un marketplace internazionale potrebbe diventare meno conveniente. Dal 1° novembre 2026 si applica la nuova tassa di gestione dell’Unione europea di 2 euro per tipologia doganale di articolo nelle vendite online con spedizione diretta da Paesi extra UE. Si aggiunge al dazio forfettario di 3 euro, già in vigore dal 1° luglio per gli acquisti di valore fino a 150 euro.
Le nuove regole possono riguardare gli ordini effettuati su Temu, Shein, AliExpress e altre piattaforme, se la merce è importata direttamente da fuori dell’Unione. Attenzione però: non significa che il cliente pagherà automaticamente 2 euro per ogni pacco. La tassa colpisce gli operatori che gestiscono l’importazione; il consumatore può subirne gli effetti soltanto se i costi vengono trasferiti nei prezzi o addebitati secondo le condizioni di vendita.
Cosa cambia dal 1° novembre 2026
La nuova misura si chiama Union Handling Fee, tassa europea di gestione delle importazioni e-commerce. Serve a contribuire alle spese sostenute dalle autorità doganali per analizzare i dati, eseguire controlli e verificare le merci che ogni giorno arrivano nel mercato unico.
- Importo: 2 euro per voce di dichiarazione doganale, ossia per categoria distinta di articolo, non necessariamente per ogni singolo pezzo o ogni pacco.
- Soglia: la tassa si applica anche alle spedizioni di valore superiore a 150 euro.
- Chi versa: il dichiarante doganale e gli operatori coinvolti nell’importazione, non automaticamente il consumatore.
- Altre imposte: la tassa è separata dall’IVA e dagli eventuali dazi doganali.
Per esempio, due magliette con la stessa classificazione doganale possono costituire una sola voce, mentre una maglietta e un paio di scarpe appartengono normalmente a due categorie distinte. È la classificazione della dichiarazione doganale a determinare il calcolo.
I 2 euro si aggiungono ai 3 euro già in vigore
Dal 1° luglio 2026, sulle spedizioni e-commerce da Paesi extra UE con valore non superiore a 150 euro si applica già un dazio temporaneo di 3 euro per tipologia di articolo. Quello introdotto a novembre è un onere diverso: una tassa di gestione di 2 euro, che si somma al dazio quando ricorrono entrambe le condizioni.
La novità del 1° novembre è dunque soltanto l’onere di 2 euro: il dazio di 3 euro non è una nuova tassa di novembre. Inoltre i due importi non devono essere necessariamente pagati dal cliente come supplemento al prezzo visualizzato.
Quanto potrebbe costare in più: quattro esempi
Ecco una simulazione degli oneri per alcune spedizioni di valore inferiore a 150 euro, supponendo che si applichino sia il nuovo contributo sia il dazio già vigente:
| Acquisto | Tassa UE da novembre | Dazio da luglio | Totale oneri |
|---|---|---|---|
| Una maglietta da 10 € | 2 € | 3 € | 5 € |
| Tre magliette della stessa tipologia, 30 € | 2 € | 3 € | 5 € |
| Una maglietta e un paio di scarpe, 45 € | 4 € | 6 € | 10 € |
| Tre categorie doganali diverse, 60 € | 6 € | 9 € | 15 € |
L’impatto potenziale è più elevato sugli acquisti di pochi euro. Se per una maglietta da 10 euro tutti i 5 euro di oneri fossero trasferiti al compratore, l’aumento corrisponderebbe al 50% del prezzo del bene. È uno scenario ipotetico, non un rincaro obbligatorio: i venditori possono assorbire le spese o distribuirle nei propri prezzi.
Chi paga davvero: Temu, Shein, AliExpress o il cliente?
La riforma europea attribuisce maggiori responsabilità alle piattaforme, ai venditori e agli operatori che dichiarano le merci in dogana. Le autorità fiscali europee chiariscono che la tassa di gestione è rivolta principalmente agli operatori dell’e-commerce e agli importatori, non nasce come un prelievo diretto su ogni consumatore.
Nella pratica possono verificarsi situazioni diverse: un marketplace può assorbire l’onere; un venditore può aumentare il prezzo finale; oppure, quando le spese di importazione non sono state assolte prima, il destinatario può ricevere una richiesta di pagamento secondo le modalità della spedizione. Prima dell’ordine bisogna quindi verificare il totale effettivo e le condizioni sulle spese doganali.
La tassa può riguardare anche gli acquisti fatti a ottobre
Un elemento da non sottovalutare riguarda il momento in cui la merce viene presentata alla dogana. Secondo le indicazioni di Poste Italiane, la tassa può applicarsi anche a ordini effettuati prima del 1° novembre, se l’importazione viene dichiarata dal giorno dell’entrata in vigore.
Chi ha acquistato merce extra UE negli ultimi giorni di ottobre dovrebbe quindi seguire la spedizione e controllare se le condizioni di consegna prevedono già la copertura delle spese di importazione.
E se il prodotto parte da un magazzino europeo?
Se il prodotto è già stato immesso regolarmente in libera pratica nell’Unione europea e viene consegnato da un magazzino europeo, non si genera una nuova importazione doganale al momento della spedizione al consumatore. Questo non esclude che il venditore abbia già incorporato nel prezzo costi sostenuti in precedenza.
La piattaforma utilizzata non basta quindi a capire se una tassa di importazione si applichi al singolo ordine: conta il percorso doganale effettivo della merce.
E la tassa italiana da 2 euro sui piccoli pacchi?
Accanto alla misura europea esiste un distinto contributo nazionale da 2 euro, previsto dalla normativa italiana sulle piccole spedizioni extra UE. La sua applicazione è stata oggetto di rinvii e la documentazione parlamentare contempla un differimento fino al 1° gennaio 2027. Non bisogna confondere la tassa europea, già operativa dal 1° novembre 2026, con il contributo italiano: si tratta di due discipline differenti.
Perché l’Europa interviene
Le importazioni di basso valore hanno raggiunto volumi enormi. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, nel 2024 sono arrivati nel mercato comunitario circa 4,6 miliardi di pacchi e-commerce inferiori a 150 euro. L’UE intende migliorare la copertura dei costi di controllo, la sicurezza dei prodotti e le condizioni di concorrenza con gli operatori europei.
Come evitare sorprese al momento della consegna
- Confronta il costo totale dell’ordine, non soltanto il prezzo dell’oggetto.
- Controlla il Paese di spedizione e se il venditore include già imposte e spese di importazione.
- Leggi le condizioni di consegna, soprattutto quando il prezzo è molto basso o il prodotto proviene direttamente da un Paese extra UE.
- In caso di richiesta di pagamento doganale, utilizza i canali ufficiali del corriere, evitando link sospetti ricevuti via SMS.
RendeChiaro: comprare fuori dall’UE conviene ancora?
Dipende dalla differenza di prezzo rispetto ai rivenditori europei e da come i costi vengono distribuiti. Per un prodotto da 10 euro, pochi euro possono modificare completamente la convenienza; su un acquisto da 100 euro l’impatto percentuale della stessa somma è più contenuto.
La regola utile è semplice: confrontare il prezzo finale, comprese IVA, spedizione e possibili oneri di importazione. Un prezzo molto basso nel catalogo non è necessariamente un acquisto conveniente.
Questa notizia aggiorna il precedente approfondimento di settembre sull’annuncio della misura, distinguendo la data di entrata in vigore dalle ipotesi iniziali.
Fonti ufficiali: Consiglio dell’Unione europea; Poste Italiane – FAQ dogana; Irish Revenue – Union Handling Fee; Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; Senato, dossier sulle spedizioni di modico valore.
A cura di Andrea Aidala


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